La vita in versi

Metti in versi la vita, trascrivi
fedelmente, senza tacere
particolare alcuno, l’evidenza dei vivi.

Ma non dimenticare che vedere non è
sapere, né potere, bensì ridicolo
un altro voler essere che te.

Nel sotto e nel soprammondo s’allacciano
complicità di visceri, saettano occhiate
d’accordi. E gli astanti s’affacciano

al limbo delle intermedie balaustre:
applaudono, compiangono entrambi i sensi
del sublime – l’infame, l’illustre.

Inoltre metti in versi che morire
è possibile a tutti più che nascere
e in ogni caso l’essere è più del dire.

Giovanni Giudici (1924-2011)

Lascia un commento

Archiviato in Poesia

sulle tracce

Da una conversazione teatrale a due voci, con moto perpetuo*: “desiderare è un lasciare tracce, ed un tracciare (calligrafie del corpo/della parola), un dis-seminare (memorie, interlocuzioni, od intenzioni?) dentro l’impero circolare dei segni.

* dov’è il limite, il confine tra la rappresentazione ed il rappresentato? Rappresentare, vor-stellen, mettere davanti, mettere fuori; il tu e l’io als Vor-stellung di un unico sé: il moto è continuo e si perpetua (per lo meno per il tempo dell’er/lebnis che siamo).

Lascia un commento

Archiviato in Pensiero

Sia (l)ode alla parola

Chi parla la parola, chi versa il discorso
latino o chequa? Ha un solo accento.
E dopo dove scende
quel rocchio,
in che non conosciuta fenditura
fra tempo e tempo,
in che crepaccio del mondo?
O non scende, sale? Al suo primo senso…

Mario Luzi
, da “Per il battesimo dei nostri frammenti”

2 commenti

Archiviato in Poesia

“Io”

Chi comanda là dentro? “Tu” o i tuoi pensieri?

E poi…ma soprattutto, chi è che dice “Io”?

2 commenti

Archiviato in Domanda

Il bercio coatto

… la dislessia relazionale, l’andare nel mondo come bestie brade… Non vedersi, non sentirsi, non ascoltarsi. Non vedere, non sentire, non ascoltare. To die, to sleep, perchance to dream… Dormire. Morire, forse sognare… più tutto è inutile e più credi che sia vero…Dormire, morire. Chi dorme, qui e adesso non è mai nato.

3 commenti

Archiviato in Pensiero

Vi sono le braccia levate del desiderio, e vi sono le braccia tese del bisogno (R. Barthes, “Frammenti di un discorso amoroso”)

Il tema di questo giorno d’esordio del blog è il desiderio.

Non mi viene in mente altro da stamattina, se non questo nome siderale, che rimbalza fra la sua etimologia ambigua e una congenita impossibilità definitoria…

E’ sempre altrove, spostato, differito. Eppure nella presupposta assenza del suo oggetto non c’è mancanza, non c’è bisogno.

Paradossalmente nel fantasmatico apparire della presenza desiderata, non v’è alcuna sottrazione.

Il desiderio è già là dove de-sidera…

2 commenti

Archiviato in Pensiero